Quante volte, camminando per strada, immersi nel caos del mondo, ci siamo sentiti estranei ad esso, e separati dalle persone che ignare camminano accanto a noi, diversi da loro e tuttavia simili. È come se due entità dentro di noi convivessero e nel contempo confliggessero tra loro, due ospiti diversi in un'unica dimora: uno legato al mondo, uno legato a qualcos'altro di sconosciuto. A seconda dei momenti questa doppia essenza si mostra, o si eclissa, facendoci sentire a volte orfani di qualcosa che percepiamo importante ma che ci sfugge, lasciandoci ogni momento pronti a distruggerci l'un l'altro o pronti a soccorrerci l'un l'altro, in un infinito schizofrenico balletto. Accettare l'ipotesi di essere in parte della Terra e in parte di Altrove potrebbe rendere il processo di crescita più chiaro e meno traumatico, trasformando la lotta tra perfezione e imperfezione in una danza dove ogni passo è necessario a interpretare la musica che stiamo vivendo.