È così facile farsi prendere dallo sconforto e dalla paura. Il mondo, la vita, ciò che abbiamo imparato, e ciò che non abbiamo imparato sono così vasti, immensi, e praticamente sconosciuti nella loro intima realtà, che ci sentiamo quasi sempre, senza volerlo davvero, preda dei nostri timori ancestrali, quelli fatti di sentieri pericolosi, di umani aggressivi, di animali feroci, che da sempre ci portano a fuggire, o a lottare per la nostra sopravvivenza, con tutti i mezzi. La modernità ha cambiato i sentieri, le ambientazioni, gli strumenti, ma le modalità di fondo sono ancora quelle, più o meno. Come i bambini che, troppo presi dal gioco per ricordarsi che è giustappunto un gioco, si arrabbiano davvero, piangono ed urlano fino a perdere il fiato e la testa, e così restano fino a che un altro bambino si avvicina, lo prende per mano, gli sorride e dice: ho fame, andiamo a casa. Basta uno, che conosca la via di casa, e l'illusione del gioco può finire, prima che qualcuno o molti possano farsi veramente male.