Mi intriga chi afferma, fuori dai ranghi della consuetudine, che sbagliamo a chiamare "pensiero positivo" quel che capita quando ci adoperiamo perché qualcosa di diverso da ciò che è, accada. In effetti il pensiero appartiene al ragionamento, che si è accordato da infinitissimi tempi al teatrino dell'illusione esistenziale. Non corrispondendo alla natura di ciò che è, non sorprende che abbia il solo potere che gli permette il teatrino. Il mondo, per coloro che hanno scelto di guardare oltre il già visto, non è affatto quel teatrino, è qualcosa d'altro, basato sull'emozione, sul sentimento, sulle frequenze dell'invisibile. E il saggio è colui che vede l'Invisibile. Si dice da tempo che il mondo è un ologramma, che quel che crediamo reale è invece realtà virtuale e che tempo e spazio lineari li hanno inventati gli uomini non sapendo fare di meglio. Il fatto che tutto sia già qui è una splendida e ormai datata intuizione: deve solo calare dalla mente degli scienziati/veggenti a quella dei normo/viventi.