Non scandalizza più nessuno affermare che l'uomo è nato con un'unica missione, quella di fare da preda. Piccolo, fragile, senza mezzi fisici per sopravvivere in un mondo pieno di insidie, neppure in cima alla catena alimentare, destinata a chi può solo uccidere per sopravvivere: i carnivori. L'uomo è sempre stato sempre un po' e un po', atterrito e aggressivo, pauroso e violento. Ah, sì, l'intelligenza. Con essa è sopravvissuto, e ha pensato di replicarne la parte "meccanica" con il risultato di farsi di nuovo preda, e di ciò che lui stesso ha creato: l'intelligenza artificiale, vero e proprio ossimoro in termini. Macchine che archiviano e muovono dati, anche se velocemente, non possono essere chiamate intelligenti, in quanto prive di sensibilità emozionale, uno dei due indispensabili elementi, insieme alla capacità cerebrale, che rende qualcosa, appunto, intelligente. Ma ormai è fatta, le macchine sono in pole position per sopraffarlo e distruggerlo. Che sia solo stupidità o dietro c'è qualcos'altro?